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Scritture di rettifica e ammortamento: guida completa con teoria ed esempi

Immagine del redattore: Antonio Lo Surdo
Antonio Lo Surdo
26 ago
Tempo di lettura: 10 min

Aggiornamento: 27 ago

In questo articolo vediamo le scritture di rettifica e le scritture di ammortamento, cioè le ultime due categorie di scritture di assestamento che si fanno al 31 dicembre, dopo le scritture di completamento e le scritture di integrazione.


L’idea di fondo è sempre la stessa vista negli altri capitoli sull’assestamento: bisogna rispettare il principio di competenza economica, cioè attribuire a ciascun esercizio solo i costi e i ricavi che gli competono davvero, indipendentemente da quando avviene l’incasso o il pagamento.


In questa guida vediamo le rimanenze di magazzino e i risconti (attivi e passivi), che sono le tipiche scritture di rettifica, e poi l’ammortamento dei beni durevoli, con il relativo fondo ammortamento. Alla fine trovi un esempio numerico completo, gli errori tipici e le domande frequenti.


Indice:

  1. Che cosa sono le scritture di rettifica


Le scritture di rettifica servono ad "aggiustare" un conto che, durante l'anno, è stato registrato per un importo che in realtà non appartiene tutto all'esercizio in corso.


Il punto di partenza è sempre il principio di competenza: un costo (o un ricavo) è di competenza dell'esercizio solo se ha avuto il suo relativo ricavo (o costo) nello stesso periodo.


In pratica, con la rettifica prendiamo un costo o un ricavo già registrato e ne "spostiamo" una parte all'esercizio successivo, perché quella parte non riguarda l'anno che si sta chiudendo.


Le rettifiche più frequenti riguardano:


  • le rimanenze di magazzino;

  • i risconti attivi e passivi;


  1. Le rimanenze di magazzino


Quando un'azienda acquista merci, la registrazione è "merci conto acquisti" in dare, ed è un costo di esercizio. Il problema è che, se una parte di quella merce non viene venduta durante l'anno, resta in magazzino: quella parte di costo non ha avuto il relativo ricavo, quindi non può essere considerata costo di competenza dell'esercizio.


Facciamo un esempio: se un'azienda acquista 3.000 euro di merci e ne vende 2.000, mentre 1.000 euro restano in magazzino, il costo di esercizio non è 3.000 ma 2.000. I 1.000 euro rimasti in magazzino diventano un costo sospeso, cioè un costo che verrà "recuperato" l'anno successivo, quando quella merce sarà probabilmente venduta.


Per fare questa rettifica si usano due voci:


  • Merci conto rimanenze finali, in avere, per l'importo della merce rimasta in magazzino. Questo conto va a diminuire il costo di esercizio.

  • Merci, in dare, per lo stesso importo. Questo conto rappresenta il costo sospeso e finisce nello stato patrimoniale, tra le rimanenze dell'attivo circolante.


La scrittura in partita doppia dunque sarà:


Rimanenze finali

Da notare che "Merci conto rimanenze finali" è una variazione economica positiva di esercizio (va nel conto economico), mentre "Merci" (le rimanenze finali che finiscono nello stato patrimoniale) è una variazione economica negativa di patrimonio.

  1. I risconti: attivi e passivi


Un riscontro è una quota di costo o di ricavo non ancora maturata, ma che ha già avuto la sua manifestazione finanziaria (cioè è già stata pagata o riscossa). È l'opposto del rateo: nel rateo il pagamento è posticipato, mentre nel riscontro il pagamento è anticipato. Come nel caso dei ratei, anche i risconti possono essere attivi o passivi.


Riscontro attivo: quando pago in anticipo


Se un'azienda paga in anticipo un costo che riguarda anche l'esercizio successivo (per esempio un'assicurazione), al 31/12 deve "togliere" la quota di costo che non è di competenza dell'anno in corso. Questa quota diventa un riscontro attivo, che si comporta un po' come un credito: l'azienda ha già pagato, ma il servizio verrà fornito (in parte) l'anno dopo.


Lo schema contabile è:


Risconti attivi

Riscontro passivo: quando riscuoto in anticipo


Se invece un'azienda emette una fattura e riscuote in anticipo per un servizio che riguarda anche l'esercizio successivo (ad esempio concede il locazione un immobile di proprietà), al 31/12 deve "togliere" la quota di ricavo non ancora maturata. Questa quota diventa un riscontro passivo, che si comporta un po' come un debito: l'azienda ha già riscosso, ma dovrà ancora fornire (in parte) il servizio l'anno dopo.


Lo schema contabile è:


Risconti passivi

Da notare anche qui come i risconti non siano delle variazioni finanziarie, bensì dei valori economici sospesi, in quanto stanno rimandando al futuro una parte di costo (dunque un componente economico) che era già stato registrato per intero nel piano dei conti. Proprio per questo motivo li indichiamo come una variazione economica.


Per quanto riguarda il calcolo della quota di costo o ricavo da rinviare al futuro, questo non differisce dal metodo utilizzato per i ratei che abbiamo trattato nel post precedente.

  1. Rateo o riscontro? Come distinguerli velocemente


Un modo semplice per non confondersi tra rateo e risconto:


  • se il pagamento (o la riscossione) è posticipato, cioè avviene dopo la fine del periodo di competenza, si tratta di un rateo;


  • se il pagamento (o la riscossione) è anticipato, cioè avviene prima che il costo o il ricavo si sia interamente maturato, si tratta di un risconto.


In entrambi i casi conviene sempre costruire una linea del tempo, individuare quanti mesi totali coinvolge l'operazione, quanti sono di competenza dell'esercizio corrente e quanti dell'esercizio successivo, e infine calcolare la quota mensile per ripartire l'importo.


Linea del tempo per ratei e risconti

In questo caso i mesi di competenza sono quelli in blu (dal 01/09 al 31/12), mentre quelli in verde (da 01/01 al 01/02) rappresentano i mesi dell'anno successivo.


  • se siamo di fronte ad un rateo, per calcolare la parte di costo/ricavo maturato e di competenza dell'anno, dobbiamo prendere in considerazione il tempo che va dal 01/09 al 31/12 (parte blu)


  • se siamo di fronte ad un risconto, per calcolare quale parte di costo/ricavo bisogna rinviare al futuro, bisogna prendere in considerazione il tempo che va dal 01/01 al 01/02. (parte verde)



  1. Le scritture di ammortamento


Quando un'azienda acquista un'immobilizzazione (per esempio un macchinario o un automezzo) che durerà diversi anni, non si può considerare l'intero costo come costo dell'esercizio in cui viene acquistata. Per il principio di competenza, il costo va "spalmato" su tutta la vita utile del bene: questa procedura si chiama ammortamento.


La registrazione è sempre la stessa:


Ammortamento

Il fondo ammortamento funziona come una riserva che si va via via riempiendo con le quote annuali, fino a raggiungere (in teoria) il costo storico del bene alla fine della sua vita utile.


Quando il bene verrà venduto, il fondo ammortamento accumulato servirà per calcolare il valore contabile residuo e l'eventuale plusvalenza o minusvalenza.



Come si calcola la quota di ammortamento


L'ammortamento può essere calcolato con diversi metodi, ma il più usato negli esercizi di economia aziendale è quello a quote costanti, in cui ogni anno si ammortizza lo stesso importo. Le informazioni che di solito vengono fornite nell'esercizio sono:


  • il costo storico del bene e la sua durata in anni: in questo caso la quota annua è costo storico diviso il numero di anni;

  • il costo storico del bene e l'aliquota percentuale annua: in questo caso la quota annua è l'aliquota applicata al costo storico;

  • direttamente l'importo della quota di ammortamento.



Esempio con aliquota


Si devono ammortizzare degli automezzi aventi un costo storico di 50.000 euro e un'aliquota annua del 20%.


Calcoliamo la quota di ammortamento:


50.000 × 20% = 10.000 euro


La registrazione al 31/12 sarà:


Ammortamento automezzi

Notiamo che un'aliquota del 20% corrisponde a una vita utile di 5 anni (100% / 20% = 5), quindi la stessa quota (10.000 euro) si sarebbe ottenuta anche dividendo 50.000 euro per 5 anni. Dopo 5 anni di ammortamenti costanti, il fondo ammortamento automezzi arriverà a 50.000 euro, pari all'intero costo storico del bene.


  1. Altre scritture prima della chiusura dei conti


Prima di procedere alla chiusura dei conti, in alcuni casi si fanno anche altre operazioni per rendere i conti più chiari e ordinati. Non modificano il risultato d'esercizio, ma raggruppano alcune voci per una migliore lettura del bilancio.


  • Più conti correnti bancari attivi: se l'azienda ha diversi conti correnti bancari con saldo attivo (per esempio Banca Intesa, Banca Unicredit, ecc.), al 31/12 si chiudono i singoli conti "Banca X conto corrente" in avere e si apre un unico conto "Banche conti correnti attivi" in dare, che raggruppa tutte le disponibilità bancarie.


  • IVA a debito superiore all'IVA a credito: quando il saldo del conto "IVA conto liquidazione" risulta in avere (cioè l'IVA a debito supera quella a credito), si chiude il conto IVA conto liquidazione in dare e si apre un nuovo conto "Debiti per IVA" in avere, che rappresenta chiaramente il debito verso l'Erario.


  • Debiti verso istituti previdenziali: se il saldo verso gli istituti previdenziali è un debito, si chiude il conto "Istituti previdenziali" e si apre un nuovo conto "Debiti verso istituti previdenziali" in avere, così da rendere immediatamente riconoscibile la natura della voce nello stato patrimoniale.


In tutti questi casi il meccanismo è lo stesso: si chiude il vecchio conto e si apre una nuova voce più specifica e più leggibile, senza alcun impatto sul risultato economico dell'esercizio.

  1. Errori tipici sulle scritture di rettifica e ammortamento


Su questo argomento gli errori più comuni sono i seguenti.


  1. Confondere rateo e riscontro


    Il rateo riguarda un pagamento posticipato, il riscontro un pagamento anticipato. Se si confondono, si rischia di registrare la rettifica nella sezione (dare/avere) sbagliata.

 

  1. Sbagliare a calcolare i mesi di competenza


    Un errore molto comune è sbagliare a contare quanti mesi ricadono nell'esercizio corrente e quanti nel successivo. Conviene sempre disegnare la linea del tempo per evitare errori di conteggio.

 

  1. Usare l'importo con IVA invece dell'imponibile


    Nei risconti su ricavi (fatture emesse), la rettifica va calcolata solo sull'imponibile, non sull'importo comprensivo di IVA, perché il principio di competenza riguarda costi e ricavi, non l'IVA.

 

  1. Confondere riscontro attivo e riscontro passivo


    Il riscontro attivo nasce quando si è pagato in anticipo (assomiglia a un credito), il riscontro passivo nasce quando si è riscosso in anticipo (assomiglia a un debito). Invertirli porta a un bilancio scorretto.

 

  1. Dimenticare che le rimanenze finali vanno nello stato patrimoniale


    Il conto "Merci conto rimanenze finali" va nel conto economico, ma il valore delle rimanenze (il conto "Merci") va nello stato patrimoniale, tra le attività circolanti.

 

  1. Confondere il costo storico con il valore contabile residuo


La quota di ammortamento si calcola sempre sul costo storico del bene (o su un'aliquota fissa applicata al costo storico), non sul valore residuo già ammortizzato negli anni precedenti, salvo indicazioni specifiche dell'esercizio.

  1. Come usare questa guida per preparare l’esame


Per sfruttare al massimo questa guida in vista dell'esame di economia aziendale, conviene procedere per step.


  1. Fissa la teoria di base


Assicurati di saper spiegare a parole tue:


  • perché si fanno le scritture di rettifica (principio di competenza);

  • la differenza tra rateo e riscontro;

  • la differenza tra riscontro attivo e riscontro passivo;

  • perché e come si registra l'ammortamento.


  1. Allenati con la linea del tempo


Per ogni esercizio su rimanenze, risconti o ammortamenti, prova a disegnare sempre una linea del tempo: individua l'inizio e la fine del periodo coinvolto, quanti mesi (o giorni) sono di competenza dell'esercizio corrente e quanti dell'esercizio successivo. Questo riduce drasticamente gli errori di calcolo.


  1. Memorizza lo schema standard delle registrazioni


Per le rimanenze:


  • Merci, in dare (costo sospeso)

  • Merci conto rimanenze finali, in avere (rettifica del costo)


Per il riscontro attivo:


  • Risconti attivi, in dare

  • Costo (es. costi assicurativi), in avere


Per il riscontro passivo:


  • Ricavo (es. ricavi per servizi), in dare

  • Risconti passivi, in avere


Per l'ammortamento:


  • Ammortamento (bene), in dare

  • Fondo ammortamento (bene), in avere


  1. Esercitati sui calcoli numerici


Prendi 3-4 esercizi con dati diversi (mesi diversi, importi diversi, aliquote diverse) e allenati a:


  • calcolare la quota mensile di costo o ricavo;

  • individuare quanti mesi vanno rettificati;

  • calcolare la quota di ammortamento con costo storico e aliquota, oppure con costo storico e vita utile.


  1. Ripassa le ultime scritture "di ordine"


Anche se non modificano il risultato d'esercizio, ricordati che spesso vengono richieste in sede d'esame le scritture di raggruppamento di conti correnti bancari, di chiusura dell'IVA conto liquidazione e di chiusura dei debiti verso istituti previdenziali.


  1. Collega questo capitolo alla chiusura dei conti


    Le scritture di rettifica e di ammortamento sono le ultime scritture di assestamento prima della chiusura dei conti. Una volta che padroneggi questo capitolo, il passaggio successivo (chiusura economica e chiusura generale dei conti) risulterà molto più naturale, perché sarai già abituato a distinguere ciò che è di competenza dell'esercizio da ciò che va rinviato all'anno successivo.


  1. Domande frequenti


Domanda: Che cos'è una scrittura di rettifica?

Risposta: È una scrittura contabile che serve ad "aggiustare" un costo o un ricavo già registrato durante l'anno, per far sì che rispecchi solo la quota effettivamente di competenza dell'esercizio, secondo il principio di competenza.


Domanda: Che differenza c'è tra rateo e riscontro?

Risposta: Nel rateo il pagamento (o la riscossione) è posticipato rispetto alla competenza economica, mentre nel riscontro il pagamento (o la riscossione) è anticipato.


Domanda: Cos'è un riscontro attivo?

Risposta: È la quota di un costo già pagato che non è ancora di competenza dell'esercizio in corso, ma dell'esercizio successivo; si comporta come un credito e finisce nello stato patrimoniale.


Domanda: Cos'è un riscontro passivo?

Risposta: È la quota di un ricavo già riscosso che non è ancora di competenza dell'esercizio in corso, ma dell'esercizio successivo; si comporta come un debito e finisce nello stato patrimoniale.


Domanda: Perché si fa la scrittura sulle rimanenze di magazzino?

Risposta: Perché la merce non ancora venduta al 31/12 non ha avuto il relativo ricavo, quindi il suo costo non può essere considerato di competenza dell'esercizio: va "sospeso" e riportato all'anno successivo.


Domanda: Come si calcola la quota di ammortamento?

Risposta: Si applica un'aliquota percentuale al costo storico del bene, oppure si divide il costo storico per la vita utile del bene espressa in anni; entrambi i metodi, se coerenti, danno lo stesso risultato.


Domanda: A cosa serve il fondo ammortamento?

Risposta: È un conto che accumula, anno dopo anno, tutte le quote di ammortamento registrate; rappresenta la parte di costo del bene già "consumata" e serve poi per calcolare il valore contabile residuo al momento della vendita del bene.

  1. Guarda il video


Nel video dedicato alla prima parte sulle scritture di rettifica e ammortamento trovi:


  • L'introduzione alle scritture di rettifica e ammortamento;

  • La spiegazione teorica e pratica della scritture delle rimanenze di magazzino;





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  1. Author bio


Antonio Lo Surdo – Tutor LGEducation

Nel 2025 ho avuto l'onore di entrare a far parte della LGEducation. Fondata nel 2023 da Lorenzo Giacomelli, essa è la prima azienda in Italia specializzata nell’aiutare studenti universitari con i loro esami di economia e finanza, 100% online. Aiutiamo gli studenti con lezioni private e videocorsi, e ci piace dare tanto valore con risorse gratuite: video su YouTube, appunti scaricabili e articoli come questo.

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