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Riapertura dei conti: guida completa con teoria ed esempi

Immagine del redattore: Antonio Lo Surdo
Antonio Lo Surdo
28 ago
Tempo di lettura: 10 min

In questo articolo vediamo la riapertura dei conti, cioè l’insieme di scritture contabili che si fanno il 1° gennaio, subito dopo aver chiuso l’esercizio precedente. Una volta chiusi tutti i conti e costruiti stato patrimoniale e conto economico dell’anno appena concluso, bisogna “ripartire” con il nuovo esercizio, riaprendo i conti che restano validi anche per il nuovo anno.


L’idea di fondo è semplice: la riapertura è sostanzialmente la chiusura fatta al contrario. Riguarda solo i conti finanziari ed economici di patrimonio (cioè quelli dello stato patrimoniale), perché i conti economici di esercizio (costi e ricavi) appartengono ormai all’anno passato e ripartiranno da zero con le nuove operazioni dell’anno in corso.


Oltre alla riapertura vera e propria, in questo capitolo vediamo anche una serie di registrazioni collegate, necessarie per “riattivare” correttamente alcune voci che erano state sospese l’anno precedente: la registrazione delle esistenze iniziali (le vecchie rimanenze finali); i risconti iniziali; i ratei iniziali e lo storno delle fatture da emettere e delle fatture da ricevere.


Indice:

  1. Perché serve la riapertura dei conti


Quando chiudiamo l’esercizio, tutti i conti dello stato patrimoniale (attività, passività, patrimonio netto) vengono azzerati con le scritture di chiusura. Ma attività e passività di un’azienda non “spariscono” a fine anno: continuano a esistere anche il 1° gennaio successivo. Per questo motivo, all’inizio del nuovo esercizio, questi conti vanno riaperti.


I costi e ricavi, invece, non si riaprono: nasceranno da zero con le prime vendite, i primi acquisti e i primi servizi del nuovo anno.


Il conto di passaggio (o “di intermezzo”) usato per la riapertura si chiama bilancio d’apertura, ed è l’equivalente, in versione contraria, del bilancio di chiusura visto nella fase di chiusura dei conti.


  1. Riapertura dei conti finanziari e patrimoniali


La riapertura funziona esattamente al contrario della chiusura.


Nella chiusura avevamo:


  • attività chiuse in avere;

  • passività chiuse in dare;

  • differenza sistemata tramite il conto bilancio di chiusura.


Nella riapertura facciamo l’operazione opposta.


Passo A – Riapertura delle attività: Si scrivono tutte le attività in dare (cioè nella sezione in cui normalmente si trovano), con contropartita bilancio d’apertura in avere.


Passo B – Riapertura delle passività: Si scrivono tutte le passività in avere (dove normalmente si trovano), con contropartita bilancio d’apertura in dare.


Passo C – Chiusura tramite il patrimonio netto: A questo punto il conto bilancio d’apertura ha un saldo in avere (dalle attività) e uno in dare (dalle passività). Per farlo tornare, si utilizza il patrimonio netto: la differenza tra attività e passività, infatti, non è altro che il patrimonio netto dell’azienda.


Bilancio d'apertura

Il risultato finale è che il bilancio d’apertura risulta chiuso e lo stato patrimoniale del nuovo anno è ricostituito: attività in dare, passività in avere, patrimonio netto in avere. Da qui possono ripartire tutte le operazioni ordinarie dell’esercizio.


N.B: per esemplificazione e sintesi abbiamo usato un conto "attività" e "passività", ma generalmente bisogna riaprire tutti i singoli conti.

  1. Riaprire i conti “raggruppati” in fase di chiusura


Durante la chiusura, a volte alcuni conti vengono raggruppati per semplicità: per esempio, più conti correnti bancari vengono riuniti sotto un’unica voce “banche c/c attivi”, oppure “Iva conto liquidazione”, o ancora “debiti verso istituti previdenziali”.


In fase di riapertura si fa l’operazione contraria a quella fatta a fine anno:


  • si chiude la voce raggruppata (per esempio banche c/c attive) e si riaprono i singoli conti correnti reali (per esempio banca Unicredit c/c, banca Intesa Sanpaolo c/c…), perché durante l’anno serviranno i conti distinti per registrare i singoli movimenti;


  • si chiude “Iva conto liquidazione” e si riapre il conto Iva vero e proprio, perché durante l’anno si avranno di nuovo Iva a credito e Iva a debito da compensare;


  • si chiude “debiti verso istituti previdenziali” e si riapre il conto “istituti previdenziali”, perché durante l’anno si genereranno di volta in volta debiti o crediti nei confronti degli enti previdenziali.


Questo tipo di operazioni si fa solo se, simmetricamente, erano state fatte in fase di chiusura.

  1. Registrazione delle esistenze iniziali


Un altro passaggio fondamentale della riapertura riguarda le rimanenze di magazzino.


A fine anno, per rispettare il principio di competenza, avevamo tolto dal costo di esercizio la parte di merce non ancora venduta, registrando merci contro rimanenze finali (una variazione economica positiva usata come costo sospeso nello stato patrimoniale).


Con l’inizio del nuovo esercizio, quella merce non venduta l’anno scorso diventa il primo costo dell’anno nuovo, perché la utilizzerò (venderò) proprio in questo esercizio.


La registrazione è l’operazione opposta a quella fatta il 31/12:


Esistenze iniziali

In pratica, chiudo il costo sospeso e lo trasformo in un costo di esercizio del nuovo anno.

  1. Risconti iniziali


I risconti sospesi a fine anno (attivi o passivi) vanno “riattivati” all’inizio del nuovo esercizio, perché la quota di costo o ricavo che era stata rinviata all’anno successivo diventa ora di competenza dell’esercizio appena iniziato.


  • Risconto attivo: Se a fine anno avevamo sospeso una parte di un costo pagato anticipatamente (per esempio un premio assicurativo), ora dobbiamo:


  • chiudere il risconto attivo;

  • registrare il relativo costo di esercizio (per esempio costi assicurativi).


Riapertura risconti attivi


  • Risconto passivo: Se a fine anno avevamo sospeso una parte di un ricavo incassato anticipatamente, ora dobbiamo:


    • chiudere il risconto passivo;

    • registrare in avere il relativo ricavo di esercizio.


Riapertura risconti passivi

In entrambi i casi, la riapertura del risconto è semplicemente l’operazione contraria a quella fatta il 31 dicembre.

  1. Ratei iniziali


I ratei sono leggermente più articolati dei risconti, perché possono essere gestiti in due modi diversi, a seconda che si scelga di riaprirli subito il 1° gennaio oppure di aspettare il momento in cui arriva la fattura (visto che con il rateo il pagamento è posticipato).


Opzione 1 – Chiusura immediata del rateo


Il 1° gennaio si chiude subito il rateo (attivo o passivo) e si registra la relativa quota come diminuzione (o aumento) del ricavo/costo che verrà registrato per intero al momento della fattura. In questo modo, quando arriva la fattura definitiva, il ricavo o il costo di competenza del nuovo anno risulterà corretto per differenza.


Opzione 2 – Attesa della fattura


In alternativa, si può aspettare il momento dell’emissione o della ricezione della fattura, e in quel momento si chiude il rateo insieme a tutta la registrazione della fattura (comprensiva di Iva, crediti verso clienti o debiti verso fornitori), facendo tornare correttamente la parte di competenza del nuovo esercizio.


In entrambi i casi il risultato finale è lo stesso: il ricavo o il costo che risulta di competenza del nuovo anno viene registrato correttamente, evitando di contarlo due volte.

  1. Storno delle fatture da emettere e da ricevere


Le fatture da emettere e le fatture da ricevere, sospese a fine anno, vanno chiuse (stornate) quando arriva il momento di emettere o ricevere effettivamente la fattura.


  • Fatture da emettere: Quando emetto la fattura, chiudo il conto fatture da emettere e lo trasformo in un vero credito verso clienti, registrando la fattura con l’Iva.


  • Fatture da ricevere: Quando ricevo la fattura dal fornitore, chiudo il conto fatture da ricevere e lo trasformo in un vero debito verso fornitori.


Un dettaglio importante riguarda l’Iva:


  • se al 31/12 avevo già inserito l’Iva nella stima delle fatture da ricevere, alla ricezione della fattura definitiva l’importo torna semplicemente uguale;


  • se invece al 31/12 non avevo registrato l’Iva (perché la fattura sarebbe arrivata oltre i termini), alla ricezione della fattura devo registrare anche l’Iva, oltre a chiudere il conto sospeso e ad aprire il debito verso il fornitore per l’importo totale comprensivo di Iva.

  1. Errori tipici sulla riapertura dei conti


Ci sono alcuni errori che ricorrono spesso quando si affronta la riapertura per la prima volta.


  1. Riaprire anche i conti economici di esercizio


    Un errore comune è pensare di dover riaprire anche costi e ricavi dell’anno precedente. In realtà si riaprono solo i conti dello stato patrimoniale (attività, passività, patrimonio netto): i conti economici di esercizio ripartono da zero con le nuove operazioni.


  2. Invertire le sezioni rispetto alla chiusura


    La riapertura è il contrario della chiusura: le attività vanno in dare (non in avere) e le passività in avere (non in dare). Confondere le sezioni porta a una situazione patrimoniale iniziale sbagliata.


  3. Dimenticare di riaprire i conti raggruppati


    Se in chiusura erano stati accorpati più conti correnti, l’Iva a debito/credito o gli istituti previdenziali, in riapertura vanno “sdoppiati” di nuovo nei conti reali che serviranno durante l’anno. Dimenticare questo passaggio complica la gestione delle operazioni successive.


  4. Sbagliare la trasformazione delle rimanenze in esistenze iniziali


    Le vecchie rimanenze finali diventano il primo costo di esercizio dell’anno nuovo tramite il conto merci c/esistenze iniziali. Un errore frequente è lasciare il costo sospeso invece di trasformarlo subito in costo dell’esercizio corrente.


  5. Confondere le due opzioni per i ratei


    Con i ratei si può scegliere se chiuderli subito il 1° gennaio o aspettare la fattura, ma bisogna scegliere una sola modalità e seguirla fino in fondo. Mescolare le due opzioni porta a contare due volte (o a dimenticare) la stessa quota di costo o ricavo.


  6. Non gestire correttamente l’Iva nello storno delle fatture da ricevere/emettere


    Se l’Iva era già stata stimata al 31/12, alla ricezione/emissione della fattura definitiva non va registrata una seconda volta. Se invece non era stata registrata, va inserita solo in questo momento, insieme alla chiusura del conto sospeso.

  1. Come usare questa guida per preparare l’esame


Per usare bene questa guida in vista dell’esame, conviene procedere per passaggi.


  1. Fissa la logica generale prima dei numeri


Prima di lanciarti sui calcoli, assicurati di aver capito bene:


  • perché si riaprono solo i conti dello stato patrimoniale e non quelli economici di esercizio;

  • la regola generale (la riapertura è il contrario della chiusura: attività in dare, passività in avere);

  • il ruolo del conto di passaggio bilancio d’apertura e come si chiude tramite il patrimonio netto.


  1. Impara lo schema in tre parti per lo stato patrimoniale


Per gli esercizi di riapertura pura, tieni sempre a mente questo schema:


  • parte A: riapro tutte le attività in dare, contropartita bilancio d’apertura in avere;

  • parte B: riapro tutte le passività in avere, contropartita bilancio d’apertura in dare;

  • parte C: chiudo il bilancio d’apertura utilizzando il patrimonio netto, verificando che coincida con quello di chiusura dell’anno precedente.


  1. Ripassa le registrazioni collegate una per una


Oltre alla riapertura vera e propria, esercitati separatamente su:


  • trasformazione delle rimanenze finali in esistenze iniziali;

  • chiusura dei risconti attivi e passivi con registrazione del costo/ricavo di competenza;

  • gestione dei ratei con le due opzioni (chiusura immediata o attesa della fattura);

  • storno delle fatture da emettere e da ricevere, con attenzione alla gestione dell’Iva.


Per ognuna di queste voci, il trucco è ricordare che si tratta sempre dell’operazione contraria a quella fatta il 31 dicembre in fase di assestamento.


  1. Allenati con un esercizio completo


    Prendi una situazione patrimoniale di chiusura con qualche rimanenza, un risconto, un rateo e una fattura da emettere o ricevere, e prova a fare tutta la riapertura da zero, seguendo l’ordine: riapertura stato patrimoniale, esistenze iniziali, risconti iniziali, ratei iniziali, storno fatture sospese.


  2. Controlla sempre la quadratura finale


    Dopo aver riaperto attività e passività, verifica che il patrimonio netto ottenuto per differenza coincida esattamente con quello determinato in chiusura. Se i due numeri non tornano, c’è un errore da individuare prima di proseguire.


  3. Collega la riapertura al resto del percorso


    Ricorda che la riapertura chiude il ciclo contabile annuale: costituzione, operazioni durante l’anno, scritture di assestamento, chiusura, riapertura. Una volta completata la riapertura, l’azienda può ripartire con le normali operazioni del nuovo esercizio (acquisti, vendite, incassi, pagamenti), fino alla prossima chiusura di fine anno.

  1. Domande frequenti


Domanda: Quando si fanno le scritture di riapertura dei conti?

Risposta: Si fanno il 1° gennaio dell’anno successivo, subito dopo aver completato la chiusura dell’esercizio precedente.


Domanda: Quali conti si riaprono e quali no?

Risposta: Si riaprono solo i conti finanziari ed economici di patrimonio, cioè quelli dello stato patrimoniale (attività, passività, patrimonio netto). I conti economici di esercizio (costi e ricavi) non si riaprono, perché sono di competenza dell’anno precedente e ripartono da zero.


Domanda: Perché la riapertura viene definita “il contrario della chiusura”?

Risposta: Perché usa esattamente lo schema opposto: le attività, che in chiusura erano state messe in avere, in riapertura tornano in dare; le passività, che in chiusura erano in dare, tornano in avere. Il conto di passaggio usato è il bilancio d’apertura, speculare al bilancio di chiusura.


Domanda: A cosa serve il conto bilancio d’apertura?

Risposta: È il conto di intermezzo usato per riaprire attività e passività. Una volta inserite tutte le voci, la differenza tra attività e passività viene chiusa utilizzando il patrimonio netto, che deve coincidere con quello determinato in chiusura.


Domanda: Perché le vecchie rimanenze finali diventano esistenze iniziali?

Risposta: Perché la merce non venduta l’anno precedente non era stata considerata costo di esercizio (era stata sospesa con merci c/costo sospeso). Con l’inizio del nuovo anno, quella merce diventa il primo costo del nuovo esercizio, quindi il conto sospeso viene chiuso e trasformato in merci c/esistenze iniziali.


Domanda: Come si riaprono i risconti?

Risposta: Si fa l’operazione contraria a quella fatta il 31 dicembre: si chiude il risconto (attivo o passivo) e si registra la relativa quota di costo o ricavo come competenza del nuovo esercizio.


Domanda: Perché i ratei si possono gestire in due modi diversi?

Risposta: Perché con il rateo il pagamento è posticipato e la fattura definitiva arriva più avanti nell’anno. Si può scegliere di chiudere subito il rateo il 1° gennaio (Opzione 1) oppure aspettare il momento della fattura per chiuderlo insieme a essa (Opzione 2): il risultato finale, in termini di competenza, è lo stesso.


Domanda: Cosa succede quando arriva la fattura definitiva per una voce sospesa come fatture da emettere o fatture da ricevere?

Risposta: Il conto sospeso viene chiuso e trasformato in un vero credito verso clienti (per le fatture da emettere) o debito verso fornitori (per le fatture da ricevere). Se l’Iva era già stata stimata al 31/12, non va registrata una seconda volta; se non lo era, va inserita solo in questo momento.

  1. Guarda il video


Nel video dedicato alla prima parte sulla riapertura dei conti trovi:


  • L'introduzione alla riapertura dei conti;

  • La riapertura dei conti attraverso il conto di bilancio di apertura e l'utilizzo dei mastrini.





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Antonio Lo Surdo – Tutor LGEducation

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