Riclassificazione di bilancio: guida completa con teoria ed esempi
In questo articolo vediamo la riclassificazione di bilancio, cioè quel passaggio fondamentale che serve prima di fare l’analisi per indici e l’analisi dei flussi.
Il bilancio “civilistico”, cioè lo stato patrimoniale e il conto economico previsti dal Codice Civile, è molto dettagliato e strutturato secondo regole legali, ma non è particolarmente comodo da leggere se vuoi capire davvero come sta andando un’azienda. Per questo motivo si riclassifica il bilancio: si prendono le stesse voci, ma si riordinano secondo criteri economici più utili all’analisi.
Vedremo la riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio della liquidità e della pertinenza gestionale, e la riclassificazione del conto economico secondo il costo del venduto, il margine di contribuzione e il valore aggiunto.
Indice:
Perché si riclassifica il bilancio
Il bilancio civilistico, sia lo stato patrimoniale che il conto economico, è pensato per rispettare gli obblighi di legge, non per facilitare l’analisi aziendale. Per questo motivo è molto lungo, molto dettagliato e organizzato secondo uno schema fisso previsto dal Codice Civile.
La riclassificazione serve proprio a risolvere questo problema: si riordinano le voci di bilancio secondo criteri economico-finanziari più chiari, in modo da ottenere un bilancio “semplificato” ma molto più leggibile. Una volta riclassificato il bilancio, diventa possibile calcolare indici, margini e flussi finanziari in modo molto più agevole.
Stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio della liquidità
Il criterio più usato per riclassificare lo stato patrimoniale è quello della liquidità (detto anche stato patrimoniale ad impieghi e fonti), che riordina:
l’attivo (detto impieghi), in base a quanto velocemente ogni voce si trasforma in denaro;
il passivo (detto fonti) in base a quando bisogna effettivamente pagare (in questo caso si parla di criterio di esigibilità o scadenza).
Impieghi (attivo): dal più liquido al meno liquido
Liquidità immediate
Sono le voci già “cash” o quasi: cassa, depositi bancari, valori bollati e titoli di vasto mercato (che si vendono quasi immediatamente).
Liquidità differite
Sono i crediti che si trasformano in denaro in tempi brevi ma non immediati: crediti verso clienti, cambiali attive, ratei attivi, effetti all’incasso.
Disponibilità (magazzino)
Sono le rimanenze: materie prime, semilavorati, prodotti finiti. Per trasformarle in denaro devono prima essere vendute.
Immobilizzazioni (attivo fisso)
Sono le voci meno liquide: immobilizzazioni materiali, immateriali, finanziarie e altre immobilizzazioni. Per vendere un immobile o un macchinario serve molto più tempo.
L'insieme delle attività, escluse le immobilizzazioni, prendono solitamente il nome di attivo corrente; mentre le immobilizzazioni prendono il nome di attivo fisso.
Passivo: dal più esigibile al meno esigibile
Passivo corrente
Sono i debiti da pagare entro 12 mesi: debiti verso fornitori, debiti tributari, quote di mutui in scadenza entro l’anno, quote di obbligazioni convertibili in scadenza entro l’anno, utili da distribuire.
Passivo consolidato
Sono i debiti a medio-lungo termine: TFR, quote di mutui e obbligazioni che scadono oltre l’esercizio.
Patrimonio netto
È l’ultima voce, perché è il debito che l'azienda ha nei confronti dei soci e dunque rappresenta capitale che resta stabilmente nell’azienda, salvo rare occasioni di liquidazione della quota dei soci per recesso di quest'ultimi.

Un punto molto importante riguarda i mutui e le obbligazioni a medio-lungo termine: se una parte del debito scade entro l’anno, quella parte va spostata nel passivo corrente, mentre solo la parte restante rimane nel passivo consolidato.
Stato patrimoniale riclassificato secondo la pertinenza gestionale
Un secondo criterio è quello della pertinenza gestionale, che riordina le voci in base all’area di riferimento: operativa, accessoria o finanziaria.
Area operativa legata alla gestione corrente
Sono le voci che servono per il business “di tutti i giorni”: cassa, crediti verso clienti, scorte di magazzino, ratei e risconti legati all’attività tipica.
Area operativa estranea alla gestione corrente
Riguarda ancora il business, ma non è legata all’attività quotidiana: immobili strumentali, macchinari, marchi, anticipi per l’acquisto di cespiti.
Area accessoria
Riguarda attività non centrali per il business, per esempio un immobile non utilizzato direttamente e dato in affitto.
Area finanziaria
Riguarda i rapporti con banche e mercati finanziari.
Anche il passivo si divide in modo simile: debiti di funzionamento (legati alla gestione corrente, come i debiti verso fornitori), debiti di finanziamento (come i mutui in banca), eventuali passività dell’area accessoria, e infine il patrimonio netto.
Conto economico riclassificato secondo il costo del venduto
Il primo criterio per riclassificare il conto economico è quello del costo del venduto, che distingue i costi diretti di produzione dai costi generali. Lo schema è:

Il costo del venduto raccoglie tutti i costi direttamente collegati alla produzione (materie prime, servizi di trasporto legati alla produzione, eccetera), mentre le spese generali comprendono costi non direttamente produttivi, come la segreteria o la struttura commerciale.
Conto economico riclassificato secondo il margine di contribuzione
Il secondo criterio distingue i costi in base alla variabilità, separando costi variabili e costi fissi. Lo schema è:

La differenza rispetto al criterio precedente non è nel punto di arrivo (si arriva sempre all’EBIT), ma nel criterio con cui si dividono i costi: qui si guarda alla variabilità rispetto alla produzione, non alla pertinenza diretta o indiretta.
Conto economico riclassificato secondo il valore aggiunto
Il terzo criterio, il più utilizzato negli esercizi, è quello del valore aggiunto. L’obiettivo è mettere in evidenza quanto valore l’azienda crea attraverso la produzione. Lo schema è:

Un dettaglio importante riguarda le voci “altri ricavi e proventi”: bisogna sempre verificare se al loro interno ci sono componenti straordinarie (come plusvalenze da vendita di immobilizzazioni), perché queste non fanno parte della produzione corrente e non vanno inserite nel valore della produzione.
Dall’EBIT al reddito netto
A prescindere dal criterio scelto per il conto economico (costo del venduto, margine di contribuzione o valore aggiunto), tutti e tre arrivano allo stesso punto intermedio: il risultato operativo (EBIT). Dopo l’EBIT, la struttura è sempre identica.

Questo schema comune è importante da ricordare: qualunque criterio tu scelga per il conto economico, la parte finale (finanziaria, straordinaria, imposte) resta sempre la stessa.
Errori tipici sulla riclassificazione di bilancio
Ci sono alcuni errori che ricorrono spesso quando si affronta la riclassificazione di bilancio.
Confondere liquidità e pertinenza gestionale
Sono due criteri diversi per riclassificare lo stato patrimoniale: la liquidità riordina in base a “quanto velocemente una voce diventa denaro”, la pertinenza gestionale in base “a cosa serve quella voce nel business”. Non vanno mescolati nello stesso schema.
Non separare la parte a breve dei mutui e delle obbligazioni
Se un mutuo o un’obbligazione a medio-lungo termine hanno una parte in scadenza entro l’anno, quella parte va inserita nel passivo corrente, non lasciata tutta nel passivo consolidato.
Inserire plusvalenze e minusvalenze nel valore della produzione
Le plusvalenze e minusvalenze da vendita di cespiti sono componenti straordinarie, non legate alla produzione corrente: vanno tenute separate e inserite solo nella parte finale del conto economico riclassificato.
Confondere svalutazione crediti e svalutazione partecipazioni
La svalutazione crediti riguarda la gestione operativa (va prima dell’EBIT), mentre la svalutazione di partecipazioni riguarda la gestione finanziaria (va dopo l’EBIT). Sono concettualmente diverse e vanno collocate in punti diversi dello schema.
Dimenticare che tutti i criteri di conto economico portano allo stesso EBIT
Che tu usi il costo del venduto, il margine di contribuzione o il valore aggiunto, il punto di arrivo intermedio è sempre l’EBIT. Cambia solo il modo in cui si arriva a quel numero, non il risultato finale.
Interrompere l’analisi all’EBIT
La riclassificazione del conto economico non finisce con l’EBIT: bisogna sempre aggiungere la parte finanziaria e quella straordinaria per arrivare al risultato ante imposte e poi al reddito netto.
Come usare questa guida per preparare l’esame
Per usare bene questa guida in vista dell’esame, conviene procedere in modo ordinato.
Fissa prima la teoria generale
Assicurati di saper spiegare a parole tue:
perché si riclassifica il bilancio;
la differenza tra criterio di liquidità e criterio di esigibilità;
la differenza tra pertinenza gestionale e liquidità;
i tre criteri di riclassificazione del conto economico e il fatto che tutti arrivano all’EBIT.
Studia lo schema dello stato patrimoniale riclassificato
Ripeti a memoria l’ordine dell’attivo (liquidità immediate, liquidità differite, disponibilità, immobilizzazioni) e del passivo (passivo corrente, passivo consolidato, patrimonio netto). Fai attenzione soprattutto alla suddivisione dei mutui e delle obbligazioni tra quota a breve e quota a medio-lungo.
Studia lo schema del conto economico riclassificato secondo il valore aggiunto
È il criterio più usato negli esercizi. Ripeti la sequenza: ricavi, valore della produzione, costo della produzione, valore aggiunto, personale, MOL, ammortamenti, EBIT, e poi la parte finanziaria e straordinaria fino al reddito netto.
Allenati con esercizi numerici completi
Prendi un bilancio civilistico semplice e provalo a riclassificare tu stesso, partendo dallo stato patrimoniale e poi passando al conto economico. Presta particolare attenzione a:
quote a breve di mutui e obbligazioni;
eventuali plusvalenze o minusvalenze da isolare;
distinzione tra svalutazione crediti e svalutazione partecipazioni.
Collega la riclassificazione ai capitoli successivi
Ricorda che la riclassificazione è solo il primo passo: serve come base per l’analisi per indici e per l’analisi dei flussi finanziari. Se questo capitolo è chiaro, i successivi risulteranno molto più semplici da affrontare, perché lavorerai sempre sullo stesso schema di bilancio riclassificato.
Domande frequenti
Domanda: Perché si riclassifica il bilancio?
Risposta: Perché il bilancio civilistico è molto dettagliato e strutturato secondo obblighi di legge, non secondo criteri utili all’analisi aziendale; la riclassificazione lo rende più semplice da leggere e più adatto al calcolo di indici e flussi.
Domanda: Qual è la differenza tra criterio di liquidità e criterio di esigibilità?
Risposta: Il criterio di liquidità riguarda l’attivo, e riordina le voci in base a quanto velocemente si trasformano in denaro; il criterio di esigibilità riguarda il passivo, e riordina i debiti in base a quando devono essere pagati.
Domanda: Cosa cambia tra riclassificazione secondo la liquidità e secondo la pertinenza gestionale?
Risposta: La liquidità guarda alla velocità di trasformazione in denaro; la pertinenza gestionale guarda invece all’area aziendale di riferimento (operativa, accessoria, finanziaria) e a quanto quella voce sia legata al business quotidiano.
Domanda: Qual è la differenza principale tra i tre criteri di riclassificazione del conto economico?
Risposta: Cambia solo il modo in cui si dividono i costi prima di arrivare all’EBIT: per pertinenza diretta/indiretta (costo del venduto), per variabilità (margine di contribuzione), o mettendo in evidenza il valore creato dalla produzione (valore aggiunto). Il punto di arrivo, l’EBIT, è sempre lo stesso.
Domanda: Perché le plusvalenze e minusvalenze non entrano nel valore della produzione?
Risposta: Perché derivano dalla vendita di immobilizzazioni, non dall’attività di produzione corrente dell’azienda: sono componenti straordinarie e vanno inserite solo nella parte finale del conto economico riclassificato.
Domanda: A cosa serve il MOL (EBITDA) nella riclassificazione secondo il valore aggiunto?
Risposta: Il MOL indica il margine generato dalla gestione operativa prima di considerare ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni, ed è un indicatore molto usato per valutare la redditività operativa “di cassa” dell’azienda.
Guarda il video
Nel video dedicato alla prima parte sulla riclassificazione di bilancio trovi:
La spiegazione di cos'è la riclassificazione;
I metodi di riclassificazione dello stato patrimoniale, con focus su quello della liquidità;
I metodi di riclassificazione del conto economico.
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