Mercato dei beni: guida completa di macroeconomia
- Lorenzo

- 1 mag
- Tempo di lettura: 11 min
In questo articolo vediamo il mercato dei beni in macroeconomia, cioè il “pezzo” del modello macro in cui si determina il livello di produzione e reddito a partire dalla domanda aggregata.
È il capitolo che fa da ponte tra Pil, consumi, spesa pubblica e, più avanti, la curva IS nel modello IS-LM.
L’idea di base è semplice: in un’economia chiusa il livello di produzione (e quindi di reddito) si aggiusta finché la produzione aggregata è uguale alla domanda aggregata.
Su questa base si costruiscono i concetti di equilibrio Y = C + I + G, moltiplicatore della domanda e uguaglianza tra risparmio e investimento.
Indice:
Che cos’è il mercato dei beni in macroeconomia
Il mercato dei beni, in macroeconomia, non è il mercato di un singolo prodotto, ma il “mercato” di tutti i beni e servizi prodotti nel paese.
L’obiettivo è capire a quale livello di produzione Y (che coincide anche con il reddito aggregato) l’economia si trova in equilibrio, dato il comportamento di famiglie, imprese e Stato.
In questo contesto:
la produzione aggregata è indicata con Y (Pil);
la domanda aggregata è indicata con Z.
L’equilibrio nel mercato dei beni si ha quando:
Y = Z
cioè quando la produzione complessiva è esattamente uguale alla domanda complessiva di beni e servizi.
La domanda aggregata: Z = C + I + G (+ X – IM)
La domanda aggregata Z è la somma di tutte le componenti di spesa per beni e servizi finali. In forma generale:
Z = C + I + G + X – IM
dove:
C: consumi delle famiglie
I: investimenti delle imprese
G: spesa pubblica per beni e servizi
X: esportazioni
IM: importazioni
I primi tre termini (C, I, G) rappresentano la domanda nazionale; la differenza X – IM sono le esportazioni nette (domanda estera per i nostri beni meno domanda interna per beni esteri).
Nella maggior parte dei corsi si parte da una economia chiusa, cioè senza scambi con l’estero.
In questo caso:
Z = C + I + G
Si aggiungeranno poi X e IM quando si passerà all’economia aperta.
I consumi delle famiglie
I consumi C sono la spesa delle famiglie per beni e servizi.
In macro si usa spesso una funzione di consumo semplice, composta da:
una parte autonoma (esogena): consumo che le famiglie sostengono anche a reddito molto basso;
una parte che dipende dal reddito disponibile: più reddito hanno, più consumano.
Una forma tipica è:
C = C̄ + c · Yd
dove:
C̄ (C con la barretta): consumo autonomo (indipendente dal reddito)
c: propensione marginale al consumo, compresa tra 0 e 1 (per ogni euro in più di reddito disponibile, quanti centesimi vanno al consumo)
Yd: reddito disponibile, cioè reddito dopo tasse e trasferimenti
Il reddito disponibile è:
Yd = Y – T + TR
dove:
T sono le tasse pagate
TR sono i trasferimenti ricevuti (sussidi, cassa integrazione, ecc.)
Se, per esempio, c = 0,8, significa che per ogni 1 euro in più di reddito disponibile le famiglie spendono in consumo 0,80 euro e ne risparmiano 0,20.
Investimenti e spesa pubblica
Oltre ai consumi, la domanda di beni include:
Investimenti I
Sono gli acquisti di beni capitali da parte delle imprese (macchinari, impianti, capannoni, attrezzature), non gli investimenti finanziari in azioni o obbligazioni.
Nella versione base del modello, gli investimenti sono trattati come esogeni: si assume che in un certo anno siano pari a un valore dato (I = Ī).
Spesa pubblica G
È la spesa dello Stato per beni e servizi (stipendi dei dipendenti pubblici, infrastrutture, sanità, istruzione, ecc.).
Anche G, nel modello base, è considerata esogena: decisa dal governo indipendentemente dal livello corrente del reddito.
Nei capitoli successivi potrai vedere versioni più avanzate in cui gli investimenti dipendono anche dal Pil (più produzione, più investimenti) e dal tasso di interesse (più il tasso è alto, più è costoso per le imprese finanziarsi, e quindi meno investono).
Ma per il mercato dei beni base, basta tenerli esogeni.
Equilibrio nel mercato dei beni: Y = Z
L’equilibrio nel mercato dei beni si ha quando la produzione aggregata è uguale alla domanda aggregata:
Y = Z
Siccome Z = C + I + G (in economia chiusa - detta curva ZZ), per sostituzione:
Y = C + I + G

Sostituendo la funzione di consumo C = C̄ + c · Yd e, se vuoi, una forma semplice per le tasse (ad esempio T = T̄ + tY), puoi ricavare una formula per il reddito di equilibrio Y*.
Senza entrare troppo nei dettagli algebrici, il messaggio importante è questo:
il reddito di equilibrio Y* dipende dalla domanda autonoma (consumo autonomo, investimenti, spesa pubblica, trasferimenti, ecc.)
quando le componenti autonome della domanda aumentano (ad esempio G cresce), Y* aumenta più che proporzionalmente grazie al moltiplicatore.
Esempio
Immagina una piccola economia chiusa (niente importazioni né esportazioni) con queste caratteristiche:
Funzione di consumo delle famiglie: C = 50 + 0,8 · Yd
Tasse fisse: T = 20
Investimenti delle imprese (esogeni): I = 40
Spesa pubblica (esogena): G = 30
Passo 1 - Calcolare il reddito disponibile
Il reddito disponibile Yd è il reddito dopo le tasse:
Yd = Y – T = Y – 20
Passo 2 – Scrivere la funzione di consumo in funzione di Y
Sostituiamo Yd nella funzione di consumo:
C = 50 + 0,8 · (Y – 20)
C = 50 + 0,8Y – 16
C = 34 + 0,8Y
Passo 3 – Condizione di equilibrio nel mercato dei beni
In economia chiusa, in equilibrio deve valere:
Y = C + I + G
Sostituiamo C, I e G:
Y = (34 + 0,8Y) + 40 + 30
Per trovare il Pil di equilibrio (Y*), possiamo risolvere la funzione che vedi sopra, trovando quindi Y (es: Y - 0,8Y = 34 + 40 + 30 -> ecc.); oppure risolverlo con una funzione di riferimento:
Y* = Moltiplicatore · A
dove:
moltiplicatore (in economia chiusa) = 1 / (1-c)
A = domanda autonoma
Le componenti autonome, che compongono A, sono:
consumo autonomo: 34
investimenti: 40
spesa pubblica: 30
La somma di queste parti autonome è:
A = 34 + 40 + 30 = 104
Questa A è la domanda autonoma, cioè la parte di Z che non dipende direttamente da Y.
Il moltiplicatore, con propensione marginale al consumo pari a 0,8, è:
Moltiplicatore = 1 / (1 – 0,8) = 1 / 0,2 = 5
Quindi il reddito di equilibrio sarà:
Y* = Moltiplicatore · A = 5 · 104 = 520
Interpretazione:
con questi parametri, l’economia si assesta su un livello di produzione/reddito Y* = 520;
quanto più alta è A (consumo autonomo, investimenti, spesa pubblica, eventuali trasferimenti), tanto più alto sarà Y*.
Jolly – Variazione della spesa pubblica e ruolo del moltiplicatore
Ora immaginiamo che lo Stato decida di aumentare la spesa pubblica da 30 a 40 (quindi +10):
nuova G = 40
La nuova domanda autonoma diventa:
A’ = 34 (consumo autonomo) + 40 (investimenti) + 40 (nuova spesa pubblica) = 114
Il moltiplicatore è sempre 5 (non è cambiata la propensione al consumo), quindi il nuovo reddito di equilibrio sarà:
Y’* = 5 · 114 = 570
Che cosa è successo?
la spesa pubblica è aumentata di 10 (da 30 a 40);
il reddito di equilibrio è aumentato di 50 (da 520 a 570).
L’aumento di Y* è quindi più che proporzionale rispetto all’aumento iniziale di G: questo è esattamente l’effetto del moltiplicatore della domanda nel mercato dei beni.
Il moltiplicatore della domanda
Il moltiplicatore della domanda misura di quanto varia il reddito di equilibrio Y quando cambia una componente autonoma della domanda (per esempio G, C̄, Ī, TR) - vedi esempio sopra.
In una versione semplice con:
tasse fisse
consumo C = C̄ + c · Yd
il moltiplicatore ha la forma:
Moltiplicatore = 1 / (1 – c)
Ad esempio, se c = 0,8:
Moltiplicatore = 1 / (1 – 0,8) = 5
Questo significa che:
un aumento della domanda autonoma (per esempio una maggiore spesa pubblica) di 50 genera un aumento del reddito di equilibrio di 250 (come esempio precedente).
Il meccanismo è quello dell’effetto “a catena”:
lo Stato aumenta la spesa di 50 → le imprese incassano 50 in più → pagano salari/profitti → le famiglie aumentano il consumo di una parte di quei 50 (per esempio 40) → le imprese incassano altri 40 → e così via, fino a stabilizzarsi su un nuovo livello di equilibrio più alto.
Shock di politica fiscale nel mercato dei beni
Una volta capito l’equilibrio Y = C + I + G e il moltiplicatore, è naturale chiedersi: cosa succede se cambia una politica economica?
Due shock classici sono:
Aumento della spesa pubblica G
Se lo Stato aumenta la spesa pubblica, la domanda autonoma sale, la curva di domanda aggregata si sposta verso l’alto e il reddito di equilibrio Y* aumenta.
L’aumento di Y è maggiore dell’aumento iniziale di G grazie al moltiplicatore.

Riduzione della spesa pubblica G
Se lo Stato taglia la spesa pubblica, succede l’opposto: la curva di domanda aggregata si sposta verso il basso e il reddito di equilibrio scende.
Anche qui la variazione di Y (in negativo) è amplificata rispetto al taglio iniziale.

Un altro tipo di shock è la variazione della propensione marginale al consumo c.
Se c aumenta (le famiglie tendono a consumare di più per ogni euro in più di reddito disponibile), il moltiplicatore diventa più grande, e qualsiasi aumento di domanda autonoma avrà un effetto più forte su Y.

Risparmio e investimento in economia chiusa
In economia chiusa, il modello porta a una relazione molto importante:
gli investimenti sono uguali al risparmio totale.
Partendo dall’equilibrio:
Y = C + I + G
con qualche passaggio algebrico (sottraendo tasse e consumi da entrambe le parti, separando risparmio privato e pubblico) si arriva a:
I = Sprivato + Spubblico
dove:
Sprivato = Y – T – C è il risparmio delle famiglie (reddito disponibile meno consumi)
Spubblico = T – G è il “risparmio” del settore pubblico (se T > G abbiamo un avanzo, se T < G un disavanzo)
La somma dei due è il risparmio totale S, quindi in economia chiusa:
I = S
Questa uguaglianza dice, in sostanza, che gli investimenti delle imprese devono essere finanziati dal risparmio complessivo dell’economia (privato + pubblico).

Errori tipici sul mercato dei beni
Su questo argomento gli errori ricorrenti sono sempre gli stessi.
Confondere economia chiusa con economia aperta
Molti studenti scrivono Z = C + I + G + X – IM anche quando l’esercizio dice esplicitamente “economia chiusa”. In economia chiusa non ci sono esportazioni e importazioni, quindi Z = C + I + G.
Confondere investimenti reali con investimenti finanziari
Nel modello macro, I sono gli investimenti reali delle imprese (macchinari, impianti…), non l’acquisto di azioni o titoli da parte delle famiglie.
Dimenticare il reddito disponibile nei consumi
Spesso si usa direttamente C = C̄ + cY, dimenticando che in realtà la forma teoricamente corretta è rispetto al reddito disponibile Yd = Y – T + TR. In molti esercizi semplici le tasse sono fisse e i trasferimenti assenti, ma è meglio tenere la logica chiara.
Sbagliare l’interpretazione del moltiplicatore
Un errore tipico è pensare che il reddito aumenti “una volta sola”. In realtà il moltiplicatore descrive l’effetto a catena di una variazione iniziale della domanda: per questo il cambiamento di Y è più grande del cambiamento iniziale di G (o di C̄, Ī, ecc.).
Non collegare il risultato al segno dello shock
Capita di svolgere correttamente i conti ma poi interpretare male il segno: se G aumenta, Y deve aumentare (non diminuire). Conviene sempre controllare se il risultato ha senso economico.
Come usare questa guida per preparare l’esame
Per sfruttare davvero questo capitolo in ottica esame di macroeconomia, conviene procedere così.
Capire bene le definizioni
Assicurati di saper spiegare, a parole tue:
che cosa è il mercato dei beni e che cosa vuol dire equilibrio Y = Z
che cosa sono le componenti di Z: C, I, G (eventualmente X, IM)
che cos’è la funzione di consumo e che cosa rappresentano C̄, c e Yd
perché in economia chiusa I = Sprivato + Spubblico
Memorizzare lo schema standard del modello
Per gli esercizi, è utile avere in testa uno schema fisso:
scrivi la domanda aggregata Z = C + I + G (in economia chiusa)
specifica la funzione di consumo C = C̄ + cYd
imposta la condizione di equilibrio Y = Z
risolvi per Y e individua il moltiplicatore
applica gli shock (variazione di G, di C̄, di I, di T, ecc.) e vedi come cambia Y
Esercitarsi sugli shock
Prendi 2–3 esempi di base e prova a rispondere a domande del tipo:
cosa succede a Y se aumenta la spesa pubblica?
cosa succede a Y se diminuisce l’aliquota delle tasse?
cosa succede a Y se cala la propensione marginale al consumo?
Ripassare con domande brevi
Prepara una mini-lista di domande teoriche tipo:
“Spiega in 2 minuti che cos’è il moltiplicatore della domanda”
“Perché un aumento di G ha un effetto maggiore di 1:1 sul Pil?”
“Perché in economia chiusa vale I = S?”
Domande frequenti
Domanda: Che cos’è il mercato dei beni in macroeconomia?
Risposta: È il “mercato” dove si confrontano produzione aggregata Y e domanda aggregata Z. L’equilibrio si ha quando Y = Z.
Domanda: Cosa rappresenta la domanda aggregata Z?
Risposta: È la somma di tutte le spese per beni e servizi finali: consumi delle famiglie, investimenti delle imprese, spesa pubblica, eventualmente esportazioni nette in economia aperta.
Domanda: Perché nel modello base si usa un’economia chiusa?
Risposta: Per semplificare l’analisi iniziale. Prima si studia il meccanismo Y = C + I + G; solo dopo si aggiungono commercio estero, tasso di cambio e reddito estero.
Domanda: Che cos’è il moltiplicatore della domanda?
Risposta: È il fattore che indica di quanto si moltiplica una variazione autonoma della domanda (per esempio della spesa pubblica) sul reddito di equilibrio. Nelle forme semplici è 1 / (1 – c).
Domanda: Perché si dice che in economia chiusa I = S?
Risposta: Perché, partendo dall’equilibrio Y = C + I + G, si può mostrare che gli investimenti sono uguali alla somma del risparmio privato e del risparmio pubblico. In assenza di scambi con l’estero, tutto ciò che viene investito deve essere stato risparmiato all’interno del paese.
Domanda: Cosa cambia tra approccio neoclassico e keynesiano al mercato dei beni?
Risposta: In estrema sintesi, nell’impostazione neoclassica prezzi e salari sono flessibili e riportano l’economia verso il pieno impiego, mentre in quella keynesiana i prezzi reagiscono poco nel breve periodo e il livello di produzione è determinato dalla domanda effettiva.
Guarda il video
Nel video dedicato al mercato dei beni trovi:
a spiegazione della domanda aggregata e di tutte le sue componenti (consumi, investimenti, spesa pubblica ed eventualmente esportazioni nette);
il passaggio passo passo dall’identità Y = C + I + G alla condizione di equilibrio nel mercato dei beni Y = Z;
esempi numerici sul funzionamento del moltiplicatore della domanda e sugli effetti di uno shock di spesa pubblica o di consumo autonomo;
schemi chiari su come si definiscono e si collegano tra loro risparmio privato, risparmio pubblico e investimenti in economia chiusa.
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