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Pil, inflazione e disoccupazione: guida completa con teoria ed esempi

  • Immagine del redattore: Lorenzo
    Lorenzo
  • 22 apr
  • Tempo di lettura: 11 min

In questo articolo vediamo i tre indicatori fondamentali della macroeconomia: Pil, inflazione e disoccupazione.


Sono le variabili che troverai praticamente in tutti i capitoli, negli esercizi d’esame e perfino al telegiornale quando si parla di “economia che cresce” o “rischio recessione”.


L’idea è di darti una guida chiara, word friendly e in stile esame: partiamo dalle definizioni base, poi vediamo come si misurano, cosa ci dicono sullo stato dell’economia e, alla fine, come usare tutto questo per studiare meglio e non cadere negli errori tipici.


Indice:

  1. Che cos’è il Pil


Il Pil (Prodotto interno lordo) è il valore monetario di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese in un dato periodo di tempo (di solito un anno o un trimestre).


È l’indicatore più utilizzato per misurare la “dimensione” dell’economia, cioè quanto un paese produce complessivamente.


Ci sono alcune parole chiave nella definizione:

  • Valore monetario”: si esprime tutto in unità di moneta (euro, dollari…), non in quantità fisiche.

  • Beni e servizi finali”: si considerano solo i beni destinati al consumo o all’investimento finale, non i beni intermedi usati per produrre altri beni, per evitare di contarli due volte.

  • All’interno di un paese”: si guarda a ciò che viene prodotto entro i confini del paese, indipendentemente dalla nazionalità delle imprese.


  1. Come si calcola il Pil


Il Pil può essere calcolato in diversi modi, ma i tre principali sono:


Metodo della spesa

Si sommano tutte le spese per beni e servizi finali:

  • consumi delle famiglie (C);

  • investimenti delle imprese (I);

  • spesa pubblica per beni e servizi (G);

  • esportazioni nette (NX = export – import).


In formula:Pil = C + I + G + NX


Metodo del valore aggiunto

Si sommano tutti i valori aggiunti creati dalle imprese, cioè: valore della produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati.


Ogni fase del processo produttivo contribuisce solo per il proprio valore aggiunto, evitando doppie conte.


Metodo del reddito

Si sommano tutti i redditi generati dal processo produttivo: salari, profitti, rendite, interessi, imposte indirette nette.


In teoria, tutti e tre i metodi portano allo stesso risultato, perché si stanno guardando tre facce della stessa medaglia: spesa, produzione e reddito complessivo.



Vediamo un esempio:

Immagina un’economia molto semplice in cui si produce solo pane, tramite tre imprese:

  • Impresa 1: agricoltore (produce grano)

  • Impresa 2: mulino (fa farina)

  • Impresa 3: panificio (produce pane e lo vende ai “clienti finali”)


Lato domanda (chi compra il pane):

  • Consumi delle famiglie (C): 130

  • Investimenti delle imprese (I): 20

  • Spesa pubblica (G): 40

  • Esportazioni nette (NX): 0


Quindi il pane finale venduto in totale vale:

Vendite di pane a usi finali = 130 + 20 + 40 = 190


Lato produzione (catena del valore):

  • L’agricoltore vende grano al mulino per 40

  • Il mulino vende farina al panificio per 90

  • Il panificio vende pane finale (a famiglie, imprese e Stato) per 190


Metodo della spesa

Usiamo la formula:

Pil = C + I + G + NX


Sostituiamo i dati:

  • C = 130

  • I = 20

  • G = 40

  • NX = 0


Quindi:

Pil = 130 + 20 + 40 + 0 = 190


Risultato con metodo della spesa:


Pil = 190


Metodo del valore aggiunto

Guardiamo la catena produttiva:

  • Agricoltore

    • vende grano al mulino per 40

    • non usa beni intermedi (per semplicità)

    • valore aggiunto = 40

  • Mulino

    • vende farina al panificio per 90

    • compra grano dall’agricoltore per 40

    • valore aggiunto = 90 – 40 = 50

  • Panificio

    • vende pane finale per 190

    • compra farina dal mulino per 90

    • valore aggiunto = 190 – 90 = 100


Sommiamo i valori aggiunti:

  • VA agricoltore = 40

  • VA mulino = 50

  • VA panificio = 100


Totale valore aggiunto:

40 + 50 + 100 = 190


Risultato con metodo del valore aggiunto:


Pil = 190


Metodo del reddito

Sommiamo tutti i redditi generati dal processo produttivo:

  • salari

  • profitti

  • rendite

  • interessi

  • imposte indirette nette


Impresa 1 (agricoltore), valore aggiunto = 40

  • salari: 25

  • rendite: 5

  • profitti: 10


Impresa 2 (mulino), valore aggiunto = 50

  • salari: 30

  • interessi: 5

  • profitti: 15


Impresa 3 (panificio), valore aggiunto = 100

  • salari: 60

  • profitti: 30

  • imposte indirette nette: 10


Sommiamo per categoria:

  • Salari: 25 + 30 + 60 = 115

  • Rendite: 5

  • Interessi: 5

  • Profitti: 10 + 15 + 30 = 55

  • Imposte indirette nette: 10


Totale redditi:

115 + 5 + 5 + 55 + 10 = 190


Risultato con metodo del reddito:


Pil = 190


Abbiamo:

  • Metodo della spesa: Pil = 190

  • Metodo del valore aggiunto: Pil = 190

  • Metodo del reddito: Pil = 190


Quindi, in questo esempio numerico molto semplice, vedi che:

  • sommare le spese per beni finali

  • sommare i valori aggiunti delle imprese

  • sommare tutti i redditi generati dalla produzione

porta allo stesso numero. Stiamo solo guardando la stessa realtà (l’attività economica complessiva) da tre punti di vista diversi: chi compra, chi produce e chi riceve i redditi.


  1. Pil nominale e Pil reale


Per leggere bene il Pil bisogna distinguere tra Pil nominale e Pil reale.


  • Pil nominale

    È il Pil calcolato ai prezzi correnti, cioè ai prezzi dell’anno in cui si misura.


    Se i prezzi aumentano, il Pil nominale può crescere anche senza che la quantità di beni e servizi prodotti aumenti davvero.


  • Pil reale

    È il Pil calcolato a prezzi costanti, cioè ai prezzi di un anno base.


    Serve per isolare l’effetto “quantità” dall’effetto “prezzi” e capire se l’economia sta realmente producendo di più.


Per passare dal Pil nominale al Pil reale si usa spesso il deflatore del Pil, che è un indice dei prezzi implicito ottenuto come:


Deflatore del Pil = Pil nominale / Pil reale


Se il deflatore aumenta, significa che, a parità di quantità prodotte, il livello medio dei prezzi è salito.


Facciamo un esempio:

Un’economia produce solo un bene: automobili.

  • Anno base: 2020

  • Anno successivo: 2024


Quantità prodotte e prezzi:

  • Nel 2020:

    • Quantità auto: 1.000

    • Prezzo per auto: 50

  • Nel 2024:

    • Quantità auto: 1.000 (quindi la produzione non cambia)

    • Prezzo per auto: 60 (i prezzi aumentano)


Calcoliamo il Pil Nominale

Pil nominale = quantità × prezzo dell’anno considerato.


  • Pil nominale 2020:

    1.000 × 50 = 50.000


  • Pil nominale 2024:

    1.000 × 60 = 60.000


Risultato:

Il Pil nominale passa da 50.000 a 60.000, quindi aumenta del 20%.

Tuttavia la quantità prodotta è rimasta la stessa (1.000 auto), è cambiato solo il prezzo.


Questo mostra che il Pil nominale può crescere anche se la produzione reale non è aumentata, solo perché i prezzi sono più altri.


Calcoliamo il Pil Reale

Scegliamo il 2020 come anno base.

Per calcolare il Pil reale valutiamo le quantità di ogni anno ai prezzi del 2020.


  • Pil reale 2020 (ai prezzi del 2020):

    quantità 2020 × prezzo 2020

    1.000 × 50 = 50.000


  • Pil reale 2024 (ai prezzi del 2020):

    quantità 2024 × prezzo 2020

    1.000 × 50 = 50.000


Risultato:

  • Il Pil reale 2020 = 50.000

  • Il Pil reale 2024 = 50.000


Quindi, a prezzi costanti, la produzione dell’economia non è cresciuta: produce sempre 1.000 auto.


L’aumento del Pil nominale è dovuto solo all’aumento dei prezzi, non a un aumento delle quantità prodotte.


  1. Che cos’è l’inflazione


L’inflazione è l’aumento nel tempo del livello generale dei prezzi.


Non si tratta del prezzo di un singolo bene che sale, ma di un aumento “mediamente diffuso” dei prezzi nella maggior parte dei beni e servizi consumati dalle famiglie e dalle imprese.


Dal punto di vista operativo, si misura come tasso di variazione percentuale di un indice dei prezzi tra due periodi.


In forma generica:

Inflazione = (Indice dei prezzi anno t – Indice dei prezzi anno t-1) / Indice dei prezzi anno t-1


Se il risultato è positivo, abbiamo inflazione; se è negativo, abbiamo deflazione (cioè una diminuzione del livello generale dei prezzi).


Che cos’è l’inflazione
Tasso di inflazione annuale dell'Area Euro

  1. Deflatore del Pil e indice dei prezzi al consumo


In pratica, per misurare il livello dei prezzi non si osserva direttamente “P”, ma si usano indicatori.


I due più importanti sono:

  • Deflatore del Pil


    È dato da Pil nominale / Pil reale.


    Misura il livello dei prezzi di tutti i beni e servizi prodotti all’interno del paese.


    Include quindi anche beni d’investimento, spesa pubblica, esportazioni e non solo ciò che comprano le famiglie.


  • Indice dei prezzi al consumo (IPC, o CPI)


    Misura il costo di un paniere “tipico” di beni e servizi consumato dalle famiglie.


    È costruito dando maggiore peso ai beni su cui le famiglie spendono di più (ad esempio alimentari, affitti, trasporti) e meno peso ai beni meno rilevanti nei consumi.


La differenza concettuale è questa:

  • il deflatore del Pil guarda a tutti i beni e servizi prodotti nel paese;

  • l’IPC guarda al paniere di consumo delle famiglie.


Di solito, quando senti parlare di inflazione al telegiornale, si fa riferimento all’IPC.


  1. Che cos’è la disoccupazione


La disoccupazione misura quante persone, pur volendo e potendo lavorare, non riescono a trovare un’occupazione.


Per definire il tasso di disoccupazione bisogna prima chiarire alcune categorie:


  • Occupati

    Persone che stanno lavorando.


  • Disoccupati

    Persone che non lavorano ma che stanno cercando attivamente un lavoro.


  • Forza lavoro

    Somma di occupati e disoccupati. Sono le persone che partecipano (o cercano di partecipare) al mercato del lavoro.


  • Inattivi

    Persone che non lavorano e non stanno cercando lavoro (per esempio studenti a tempo pieno, pensionati, chi non è disponibile a lavorare).


Il tasso di disoccupazione si calcola come:

Tasso di disoccupazione = Disoccupati / Forza lavoro


Attenzione: gli inattivi non entrano nel denominatore, perché il tasso misura la quota di persone senza lavoro tra coloro che vorrebbero lavorare.


Che cos’è la disoccupazione
Tasso di disoccupazione nell'Unione Europea


  1. Inflazione, disoccupazione e legami macroeconomici


In macroeconomia Pil, inflazione e disoccupazione non sono variabili isolate, ma sono collegate tra loro.


Tre relazioni importanti (in forma qualitativa) sono:


  • Più Pil, meno disoccupazione

    Quando l’economia cresce e il Pil aumenta, le imprese in genere assumono più lavoratori, e il tasso di disoccupazione tende a scendere.


    È l’idea alla base della cosiddetta legge di Okun, che collega variazioni del Pil e variazioni della disoccupazione.


  • Inflazione e ciclo economico

    In fasi di espansione, con domanda alta e Pil in crescita, è più facile che i prezzi tendano a salire (più inflazione).


    In recessione, con domanda debole, la pressione sui prezzi diminuisce.


  • Inflazione e disoccupazione nel breve periodo

    Nel breve periodo molti modelli descrivono una relazione inversa tra inflazione e disoccupazione (curva di Phillips): meno disoccupazione, più pressione sui prezzi, e viceversa.


    Nel lungo periodo, però, questa relazione diventa meno stabile e subentrano altri fattori (aspettative, struttura del mercato del lavoro, shock di offerta, ecc.).


  1. Errori tipici su Pil, inflazione e disoccupazione


Ci sono alcuni errori che ritornano spesso negli esercizi e nelle domande d’esame.


  1. Confondere Pil e benessere

    Un Pil più alto non significa automaticamente che le persone stiano meglio.


    Il Pil misura la produzione, non la distribuzione del reddito, la qualità dell’ambiente o il benessere complessivo.


  2. Confondere Pil nominale e Pil reale

    Se i prezzi aumentano, il Pil nominale può crescere anche se la produzione reale è ferma o in calo.


    Per capire la “vera” crescita economica bisogna guardare al Pil reale.


  3. Confondere deflatore del Pil e IPC

    Il deflatore del Pil copre tutti i beni e servizi prodotti nel paese, mentre l’IPC si concentra sui consumi delle famiglie.


    I due indicatori possono dare risultati leggermente diversi, specie se cambiano molto i prezzi di beni che le famiglie consumano poco ma che pesano molto nel Pil (per esempio alcuni beni di investimento).


  4. Sbagliare la definizione di forza lavoro

    Spesso si includono anche gli inattivi nel calcolo del tasso di disoccupazione.


    In realtà gli inattivi non entrano nella forza lavoro, quindi non vanno nel denominatore.


  5. Pensare che “un po’ di inflazione” sia sempre negativa

    Un’inflazione moderata è spesso considerata fisiologica in un’economia in crescita.


    Quello che preoccupa davvero è un’inflazione troppo alta e instabile, oppure una deflazione prolungata.


  1. Come usare questa guida per preparare l’esame


Per usare bene questa guida in ottica esame, il consiglio è di procedere in tre passi.


Fissa la teoria di base

Assicurati di saper spiegare a parole tue:

  • che cos’è il Pil e come si calcola con i diversi metodi;

  • la differenza tra Pil nominale e Pil reale;

  • che cos’è l’inflazione e come si misura (deflatore del Pil e IPC);

  • come si definiscono forza lavoro, tasso di disoccupazione e inattivi.


Un buon test è questo: se riesci a raccontare questi concetti in 3–4 minuti a un amico che non ha studiato macro, sei sulla buona strada.


Allena gli esercizi numerici di base

Prendi almeno:

  • un esercizio sul calcolo del Pil con i tre metodi (spesa, valore aggiunto, reddito);

  • un esercizio sul Pil nominale, Pil reale e deflatore;

  • un esercizio sul calcolo del tasso di inflazione a partire da due indici dei prezzi;

  • un esercizio sul tasso di disoccupazione dato il numero di occupati, disoccupati e inattivi.


La procedura deve diventare meccanica, così in sede d’esame ti concentri sulla logica economica e non ti perdi sui conti.


Collega le variabili tra loro

Non studiare Pil, inflazione e disoccupazione come tre capitoli separati. Prova a ragionare su:

  • cosa succede al Pil e alla disoccupazione in una recessione;

  • come cambiano inflazione e disoccupazione in una fase di boom;

  • che ruolo giocano queste variabili nei modelli che vedrai dopo (IS-LM, AD-AS, curva di Phillips, ecc.).


Questo approccio ti aiuta sia a rispondere a domande teoriche più ragionate, sia a interpretare meglio gli esercizi in cui compare uno shock e bisogna descrivere come si muovono le variabili macro.


  1. Domande frequenti


Domanda: Il Pil misura tutto il benessere di un paese?

Risposta: No. Misura il valore della produzione di beni e servizi finali, ma non dice nulla su come il reddito è distribuito, sulla qualità dell’ambiente o sulla soddisfazione delle persone.


Domanda: Perché si usa il Pil reale e non solo il Pil nominale?

Risposta: Perché il Pil nominale può aumentare solo per effetto dei prezzi; il Pil reale invece tiene fermi i prezzi a quelli di un anno base e permette di misurare la variazione delle quantità prodotte.


Domanda: Che differenza c’è tra inflazione e aumento del prezzo di un singolo bene?

Risposta: L’inflazione riguarda il livello generale dei prezzi, cioè un aumento “medio” che coinvolge molti beni. Se sale solo il prezzo di un bene isolato, non si parla di inflazione.


Domanda: Che cos’è il tasso di disoccupazione?

Risposta: È la percentuale di persone disoccupate rispetto alla forza lavoro, cioè rispetto a tutti coloro che stanno lavorando o stanno cercando lavoro.


Domanda: Gli studenti contano come disoccupati?

Risposta: In genere no, perché sono considerati inattivi: non lavorano e non cercano lavoro. Rientrano quindi fuori dalla forza lavoro.


Domanda: Che differenza c’è tra IPC e deflatore del Pil?

Risposta: L’IPC misura il costo del paniere di consumo delle famiglie; il deflatore del Pil misura il livello dei prezzi di tutti i beni e servizi prodotti nel paese.

  1. Guarda il video


Nel video dedicato a Pil, inflazione e disoccupazione trovi:

  • l’introduzione alla macroeconomia e ai principali soggetti (famiglie, imprese, Stato, resto del mondo);

  • la spiegazione passo passo di che cosa misurano Pil, inflazione e disoccupazione;

  • esempi numerici sul calcolo del Pil, del deflatore e del tasso di inflazione;

  • schemi chiari su come si definisce e come si calcola il tasso di disoccupazione.






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  1. Author bio


Lorenzo Giacomelli – Fondatore LGEducation

Nel 2023 ho creato LGEducation, la prima azienda in Italia specializzata nell’aiutare studenti universitari con i loro esami di economia e finanza, 100% online. Aiutiamo gli studenti con lezioni private e videocorsi, e ci piace dare tanto valore con risorse gratuite: video su YouTube, appunti scaricabili e articoli come questo.

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