Concorrenza perfetta: il mercato dove le imprese sono price taker
- Lorenzo

- 11 mar
- Tempo di lettura: 11 min
Aggiornamento: 5 giorni fa
La concorrenza perfetta è una struttura di mercato ideale in cui nessuna singola impresa può influenzare il prezzo, perché ci sono moltissimi venditori e acquirenti che scambiano un prodotto omogeneo.
In questo contesto l’impresa prende il prezzo di mercato come dato e decide solo quanta quantità produrre per massimizzare il profitto.
Le ipotesi chiave della concorrenza perfetta sono:
tanti venditori e tanti acquirenti;
prodotto omogeneo (i beni sono perfettamente sostituibili);
libertà di entrata e uscita dal mercato;
informazione perfetta su prezzi e caratteristiche del bene.
Se un’impresa provasse a fissare un prezzo più alto di quello di mercato, i consumatori comprerebbero dagli altri; se fissasse un prezzo più basso, venderebbe sì, ma subendo perdite inutili.
Indice:
Dal profitto a MR = MC: perché in concorrenza perfetta vale P = MC
L’obiettivo dell’impresa, anche in concorrenza perfetta, è massimizzare il profitto.
Definizione di profitto:
profitto = ricavi totali – costi totali
simbolicamente: π = TR – TC
Ricavi totali (TR):
TR = P × Q
dove P è il prezzo di vendita per unità e Q è la quantità venduta.
Costi totali (TC):
TC = CF + CV
dove CF sono i costi fissi e CV i costi variabili.
Per massimizzare il profitto si usa la derivata rispetto alla quantità:
dπ/dQ = MR – MC = 0
da cui si ricava la regola di massimo: MR = MC
Dove:
MR (marginal revenue) è il ricavo marginale, cioè il ricavo ottenuto vendendo una unità aggiuntiva.
MC (marginal cost) è il costo marginale, cioè il costo per produrre una unità aggiuntiva.
In concorrenza perfetta:
l’impresa vende ogni unità al prezzo di mercato P;
vendendo una unità in più, il ricavo aumenta esattamente di P;
quindi il ricavo marginale è uguale al prezzo: MR = P.
Combinando:
MR = MC
MR = P
si ottiene la condizione fondamentale per l’impresa concorrenziale:
P = MC
Questa è la regola che l’impresa usa per scegliere la quantità ottima Q*: dato il prezzo di mercato P, sceglie Q tale che P = MC(Q).
Costi, breve periodo e decisione di chiudere o continuare a produrre
Per capire l’offerta in concorrenza perfetta devi ricordare le curve di costo nel breve periodo.
Definiamo:
CT: costo totale
CF: costi fissi
CV: costi variabili
Allora:
Costo medio totale (AC): AC = CT / Q
Costo medio variabile (AVC): AVC = CV / Q
Costo marginale (MC): MC = variazione del costo totale alla variazione della quantità (derivata)
Nel breve periodo:
i costi fissi non dipendono da Q (li paghi anche se non produci);
i costi variabili esistono solo se Q > 0.
La shut down rule (regola di chiusura) dice:
se il prezzo P è maggiore o uguale al valore minimo dell’AVC, conviene produrre una quantità positiva;
se il prezzo P è minore del valore minimo dell’AVC, conviene non produrre (Q = 0) e pagare solo i costi fissi.
Intuizione:
Se P > AVC, su ogni unità venduta incassi più di quanto spendi in costi variabili: il margine che ottieni serve a coprire (almeno in parte) i costi fissi.
Se P < AVC, stai perdendo soldi già sui costi variabili, quindi è meglio fermare la produzione e limitarsi a pagare solo i costi fissi.
Con costi fissi “recuperabili” (cioè che sostieni solo se Q > 0) si definisce spesso un costo medio “allargato”:
ANSC = AVC + (NSFC / Q)
dove NSFC sono i costi fissi non sostenuti se Q = 0. In questo caso la soglia di chiusura è il minimo dell’ANSC, non dell’AVC.

Curva di offerta di breve periodo della singola impresa
In concorrenza perfetta la curva di offerta di breve periodo della singola impresa è il tratto della curva di costo marginale (MC) che sta al di sopra del punto minimo del costo medio variabile (AVC), oppure al di sopra del punto minimo dell’ANSC se consideriamo costi fissi recuperabili.
Riassumendo:
L’impresa sceglie Q tale che P = MC.
Produce solo se P è maggiore o uguale al valore minimo di AVC (o ANSC).
Per P al di sotto di questa soglia l’impresa sceglie Q = 0.
Quindi in formule:
se P < P_min ⇒ Q^S = 0
se P ≥ P_min ⇒ Q^S è la soluzione di P = MC(Q)
Dove P_min è il prezzo corrispondente al punto minimo di AVC (o di ANSC).


Esempio numerico 1: offerta singola impresa e offerta di mercato
Vediamo ora un esercizio completo.
Dati:
Domanda di mercato: Q^D(P) = 120 – P
Costo totale di breve periodo di ciascuna impresa: C(Q) = Q^2
a) Costo marginale e costo medio
MC = derivata di C(Q) rispetto a Q = 2Q
AC = C(Q) / Q = Q^2 / Q = Q
In questo caso AC = AVC perché non ci sono costi fissi.
b) Curva di offerta della singola impresa
In concorrenza perfetta vale P = MC.
Quindi:
P = 2Q
Scriviamo la quantità in funzione del prezzo:
Q^S_singola = P / 2, per P > 0
c) Offerta di mercato (4 imprese)
Ci sono n = 4 imprese identiche.
Allora:
Q^S_mercato = n × Q^S_singola
Q^S_mercato = 4 × (P / 2) = 2P
d) Prezzo di equilibrio di breve periodo
Equilibrio di mercato: Q^S_mercato = Q^D_mercato.
Quindi:
2P = 120 – P
3P = 120
P* = 120 / 3 = 40
e) Quantità prodotta da ciascuna impresa
Q^S_singola(P*) = P* / 2 = 40 / 2 = 20
f) Profitto di ciascuna impresa
Profitto:
π = TR – TC = P × Q – Q^2
Sostituendo P = 40, Q = 20:
π = 40 × 20 – 20^2
π = 800 – 400 = 400
In questo equilibrio di breve periodo ogni impresa fa ancora un profitto positivo (400).
Nel lungo periodo, con ingresso di nuove imprese, questo profitto tenderà ad azzerarsi.
Offerta di mercato: somma orizzontale delle offerte delle singole imprese
La curva di offerta di mercato in concorrenza perfetta è la somma orizzontale delle curve di offerta delle singole imprese.
Tradotto:
per ogni prezzo P, sommi le quantità offerte da tutte le imprese.
se tutte le imprese sono identiche con offerta Q^S_singola(P), e nel mercato ci sono n imprese, allora:
Q^S_mercato(P) = n × Q^S_singola(P)
Questo è esattamente quello che succede negli esercizi in cui ti dicono “ci sono 4 imprese identiche” o “l’industria è composta da 20 imprese identiche”.

Equilibrio di breve periodo: impresa e mercato
Mettere insieme impresa e mercato vuol dire guardare a due livelli:
impresa: prende P come dato e sceglie Q tale che P = MC, rispettando la regola di shut down;
mercato: P si aggiusta finché domanda e offerta di mercato si incontrano.
A livello di esercizi:
prima trovi l’offerta della singola impresa (MC sopra soglia),
poi moltiplichi per n per ottenere l’offerta di mercato,
poi eguagli domanda e offerta di mercato per trovare P* e Q*,
infine torni sull’impresa per trovare la sua quantità ottima e il profitto.
Se a quel prezzo P* l’impresa ha P < AVC (o P < ANSC), allora la vera soluzione di breve periodo può essere Q = 0, cioè uscita temporanea dalla produzione.
Equilibrio di lungo periodo: P = MC = AC e profitti nulli
Nel lungo periodo:
non distingui più tra costi fissi e variabili: sono tutti variabili;
la curva di riferimento è il costo medio di lungo periodo AC;
esiste libertà di entrata e uscita: le imprese possono entrare in un settore con profitti positivi o uscire da uno con perdite.
In concorrenza perfetta, in equilibrio di lungo periodo succede che:
i profitti economici sono nulli (π = 0 )
il prezzo è uguale al minimo del costo medio:
P = punto minimo di AC
vale ancora P = MC, quindi nel punto di equilibrio:
P = MC = AC
Meccanismo dinamico:
se P > AC, le imprese fanno extra-profitti, altre imprese entrano, l’offerta di mercato aumenta, P scende fino a tornare a P = AC e i profitti si azzerano;
se P < AC, le imprese hanno perdite, alcune escono, l’offerta diminuisce, P sale fino a tornare a P = AC.

Esempio numerico 2: lungo periodo con entrata e uscita
Riprendiamo la stessa domanda di prima ma con una nuova funzione di costo di lungo periodo.
Dati di lungo periodo:
Domanda: Q^D(P) = 120 – P
Costo totale di lungo periodo: C(Q) = Q^3 – 20Q^2 + 120Q
Costo marginale (MC)
MC = derivata di C(Q) rispetto a Q:
MC = 3Q^2 – 40Q + 120
Costo medio (AC)
AC = C(Q) / Q
AC = (Q^3 – 20Q^2 + 120Q) / Q
AC = Q^2 – 20Q + 120
Nel lungo periodo, con libertà di entrata, il punto di equilibrio è dove:
MC = AC
e il profitto economico è zero.
Risolviamo MC = AC
3Q^2 – 40Q + 120 = Q^2 – 20Q + 120
3Q^2 – Q^2 = 40Q – 20Q
2Q^2 = 20Q
Q^2 = 10Q
due soluzioni: Q = 0 oppure Q = 10
Scartiamo Q = 0 e prendiamo la quantità ottima per la singola impresa:
Q*_impresa = 10
Prezzo di equilibrio di lungo periodo
Sostituiamo Q = 10 in MC:
P = MC(10)
P = 3(10)^2 – 40(10) + 120
P = 300 – 400 + 120 = 20
Quantità totale di mercato
In equilibrio:
Q^S_mercato = Q^D_mercato.
Calcoliamo Q^D a P = 20:
Q^*_mercato = 120 – 20 = 100
Numero di imprese in equilibrio di lungo periodo
Ogni impresa produce 10, la quantità totale è 100:
n = Q^_mercato / Q^_impresa
n = 100 / 10 = 10 imprese
Risultato finale:
Prezzo di lungo periodo P* = 20
Ogni impresa produce Q* = 10
Nel settore operano 10 imprese identiche
Profitto economico di ogni impresa = 0, perché P = AC.
Tasse in concorrenza perfetta: chi paga davvero?
Quando lo Stato introduce una tassa su un bene in concorrenza perfetta, l’effetto principale è:
un aumento del costo per unità,
uno spostamento verso l’alto (o a sinistra) della curva di offerta.
Se la tassa è formalmente sui produttori:
i produttori ricevono un prezzo netto più basso (P_p),
i consumatori pagano un prezzo lordo più alto (P_c),
la differenza P_c – P_p è pari alla tassa per unità.
Se la tassa è formalmente sui consumatori:
la domanda si sposta verso il basso (o a sinistra),
ma il risultato finale è lo stesso: il prezzo netto ricevuto dai produttori e il prezzo pagato dai consumatori differiscono per l’ammontare della tassa, con una quantità di equilibrio più bassa.
Punto chiave:
l’incidenza della tassa (chi la “paga” di più) non dipende da chi è formalmente tassato, ma da chi ha la curva più rigida (meno elastica);
il lato meno elastico sopporta una quota maggiore del carico fiscale, perché reagisce poco alle variazioni di prezzo.

Errori tipici sulla concorrenza perfetta (e come evitarli)
Negli esercizi e agli esami su concorrenza perfetta gli errori più frequenti sono:
Confondere MR con P in mercati diversi: MR = P vale solo in concorrenza perfetta, non in monopolio e oligopolio.
Dimenticare la regola di shut down: usare sempre P = MC ma ignorare la soglia su AVC/ANSC.
Usare l’offerta della singola impresa al posto di quella di mercato (o viceversa) quando si fa domanda = offerta.
Non distinguere breve e lungo periodo: nel breve n è fisso, nel lungo entra e esce fino a .
Pensare che chi “paga” la tassa sia sempre il soggetto formalmente tassato: l’incidenza dipende dall’elasticità di domanda e offerta.
Un buon modo per evitarli è:
scrivere sempre i passaggi in ordine (costi → MC/AC → offerta singola → offerta di mercato → equilibrio),
esplicitare la condizione P = MC e la soglia di shut down,
indicare se stai ragionando in breve o in lungo periodo.
Come usare questa guida per preparare l’esame
Per essere davvero solido sulla concorrenza perfetta, assicurati di saper fare, queste cose:
Data una funzione di costo , calcolare MC, AC, AVC e riconoscere il punto minimo di AC e AVC.
Derivare la curva di offerta della singola impresa (P = MC sopra il punto minimo di AVC o ANSC).
Sommare le offerte delle singole imprese per ottenere l’offerta di mercato e risolvere l’equilibrio con la domanda.
Distinguere chiaramente tra equilibrio di breve periodo (n fisso, profitti possibili) ed equilibrio di lungo periodo (entrata/uscita, π = 0, P = MC = AC).
Analizzare l’effetto di tasse e sussidi su prezzo, quantità, surplus del consumatore, surplus del produttore, gettito e perdita secca.
Usa gli esercizi delle tue slide e delle esercitazioni per allenarti, e prova a rifare i conti anche cambiando numeri (per esempio variando il numero di imprese o l’entità dell’imposta/sussidio).
Domande frequenti sulla concorrenza perfetta
In concorrenza perfetta l’impresa decide anche il prezzo? No, in concorrenza perfetta l’impresa prende il prezzo di mercato come dato e decide solo quanta quantità produrre al prezzo dato, scegliendo Q tale che P = MC se conviene produrre.
Che differenza c’è tra profitto contabile e profitto economico in concorrenza perfetta? Il profitto contabile è ricavi meno costi espliciti, mentre il profitto economico tiene conto anche dei costi opportunità dei fattori; in lungo periodo la concorrenza perfetta azzera solo il profitto economico, non quello contabile.
Perché la curva di domanda dell’impresa concorrenziale è orizzontale? Perché, a prezzo di mercato dato, l’impresa può vendere qualsiasi quantità “piccola” senza modificare il prezzo; la sua domanda percepita è perfettamente elastica al prezzo P di mercato.
Come capisco se conviene stare nel mercato nel lungo periodo? Nel lungo periodo conviene restare nel settore solo se il prezzo copre almeno il costo medio di lungo periodo; se P < AC, l’impresa in equilibrio di lungo periodo uscirà dal mercato.
Come faccio, in pratica, a riconoscere se l’esercizio è di breve o di lungo periodo? Se il numero di imprese è fissato (tipo “ci sono 4 imprese identiche”) e si parla di costi fissi/variabili e shut down, sei nel breve periodo; se invece l’esercizio parla di entrata/uscita, AC di lungo periodo e profitti nulli, sei nel lungo periodo.
La concorrenza perfetta esiste davvero nella realtà? Nella realtà nessun mercato è “perfettamente” concorrenziale, ma alcuni (come i mercati agricoli o dei titoli finanziari) si avvicinano abbastanza da usare il modello come buona approssimazione teorica.
Guarda il video sulla concorrenza perfetta
Nel video dedicato alla concorrenza perfetta vedrai:
spiegazione grafica dell’impresa price taker e del perché MR = P;
costruzione della curva di offerta di breve periodo a partire da MC, AVC, SAC;
passaggio a lungo periodo con ingresso/uscita, P = MC = AC e profitti nulli;
esempi numerici completi come quelli delle esercitazioni;
analisi dell’impatto di tasse e sussidi su equilibrio e benessere.
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